Predica Messa

CONVITTO TOMADINI

FONDAZIONE ISTITUTO "mons. FRANCESCO TOMADINI"

Gesù di Nazareth parla con parabole. La parabola non è una storiella con morale finale. La parabola è una “provocazione”: costringe chi ascolta ad interagire con chi la pronuncia. Lo stile della parabola è allusivo ed evocativo. Dice e non dice. Lascia intendere. La parabola procede per paradossi e persino per contraddizioni. Niente è lineare. Tutto è interpretabile. Sei tu, alla fine, se vuoi, a tirare le conclusioni. Non a caso Gesù conclude spesso dicendo: “Chi ha orecchie da intendere, intenda”. Lo stile parabolico scommette sulla intelligenza di chi ascolta. Io mi sono inventato una specie di parabola per voi. Eccola.

“Correva l’anno 2069 dopo Cristo. Siamo in Europa, in periferia a Udine. Per motivi che sfuggono alla cronaca, una giovane coppia di immigrati già integrati da tempo doveva, su ordine dell’Augusto Cesare di turno, recarsi a Udine in città lasciando il piccolo borgo nelle valli del Natisone, per adempimenti burocratici non ben precisati. Doveva stare in città per pochi giorni. Lui si chiamava Giuseppe. Lei Maria. Lui di origine ebraica. Lei di origine palestinese. Si volevano un bene dell’anima. Non erano poveri in canna. Lui faceva il falegname. Più che altro restaurava mobili antichi tornati di moda. I mobili nuovi erano tutto Ikea e simili.

Giuseppe e Maria arrivano a Udine con una Panda di nuova generazione non gravata dall’ecotassa. Cercano un alloggio per la notte. Non lo trovano. Eppure nel quartiere ovest della città c’erano esposti tanti cartelli “affittasi” e gli alberghi erano semivuoti. Bussano a varie porte. Niente da fare. Per loro non c’è posto.

Perché? Perché erano stranieri? No. Ormai la società aveva metabolizzato il meticciamento di razze, colori, religioni e quant’altro. Non erano però scomparse le stratificazioni sociali di carattere economico!

Erano poveri? Assolutamente no. Lui guadagnava benino, pur pagando le tasse. Era una partita Iva. Lei faceva la badante presso una persona molto anziana ed era pagata regolarmente.

Ma allora, perché il rifiuto? Non puzzavano. Erano ben vestiti. È vero: lui aveva sul capo il “kippah” (copricapo di tradizione ebraica). Lei aveva il volto contornato dalla “kefìah” (copricapo di tradizione palestinese). Ma erano gradevoli nella loro identità.

E torna il perché del rifiuto. C’è sempre un perché! Quella ragazza, mingherlina ma dolcissima creatura, aveva un pancione enorme.

Da quelle parti appariva una cosa mostruosa. Mai vista quella roba dell’altro mondo. E si sa che le novità fanno paura, perché non si sa come affrontarle. I cittadini da tempo avevano smesso di fare figli all’antica maniera. Si, è vero: nascevano ancora bambini, ma programmati, coltivati e partoriti in laboratorio. Non si poteva pronunciare la parola “selezionati”: una parolaccia. Quella società “avanzata” aveva robotizzato persino la maternità sulla base di algoritmi. Papà e mamma erano solo biologici, avvolti nell’anonimato, in nome della privacy. Venivano registrati all’anagrafe statale “donatore 1” e “donatore 2”. I futuri cittadini appartenevano ed erano educati dallo Stato con forti accentuazioni etico – imperiali di tragica memoria. E le case private erano piene di animali domestici: cani, gatti, coniglietti, maialini, furetti e chi più ne ha più ne metta. Per quella giovane coppia, per Maria incinta non c’era posto in quel tipo di società. Ma per fortuna una persona, un’ex alcolista ancora in trattamento, che viveva in un monolocale in via San Domenico, incrociò Maria e Giuseppe. Quel tale era stato ospite alla Casa dell’Immacolata, prima che il club degli alcolisti fosse espulso dalla Casa stessa per ordine di Erode, complice Pilato. Però memore del bene ricevuto, non ebbe dubbi: ospitò in casa sua Giuseppe e Maria. E fu così che nella notte del 25 dicembre 2069 nacque Gesù. Chi ha orecchie da intendere, intenda.”

Io intendo questo: spero che non avvenga quanto ho immaginato. Spero che la società futura, pur continuando nel progresso scientifico – tecnologico, pur ampliando la robotizzazione, pur mettendo in atto tutti gli algoritmi possibili ed immaginabili, sappia conservare valori umani che la tradizione più autentica ha prodotto e trasmesso.

Per i cristiani il Natale è sorpresa di un Dio che si fa “regalo” all’umanità nel figlio di Maria e di Giuseppe. Ma i cristiani non sono gelosi. Sono contenti che il Natale appartenga a tutti, proprio perché è festa della vita che continua.

A tutti auguro un Natale buono. A tutti auguro di diventare protagonisti della Vita in tutte le sue dimensioni.

 

 

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