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CONVITTO  TOMADINI

FONDAZIONE ISTITUTO "mons. FRANCESCO TOMADINI"

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CONVITTO PER STUDENTI UNIVERSITARI E SUPERIORI

Il convitto, si trova a pochi passi (5 minuti a piedi) dal polo scientifico dei Rizzi (sede di lezione delle facoltà di Ingegneria, Matematica, Agraria, Architettura, Informatica, Medicina) ed a breve distanza da tutte le altre sedi universitarie. Inoltre è adiacente al centro studi (viale Leonardo da Vinci) nel quale ha sede gran parte delle scuole superiori cittadine.

L'Istituto può ospitare un massimo di 262 studenti, dei quali 204  universitari (130 ragazzi e 74 ragazze) e 58  delle scuole superiori  (solo maschile). L'Istituto si estende per una superficie complessiva di 63.000 m2 immersa nel verde. La fortuna di avere molti spazi comuni all'interno  ed all'esterno  per stare in compagnia o praticare sport, permette di pretendere il silenzio assoluto nelle camere e nei corridoi per consentire un clima sereno e confortevole allo studio.

Le rette (comprensive di vitto, alloggio e servizi generali) sono diversificate in base alla tipologia di camera scelta (singola o doppia) ed alla fascia di reddito di appartenza.

Il Convitto è aperto da domenica sera, cena esclusa, fino al pranzo del sabato nella convinzione che il fine settimana in famiglia sia essenziale per la crescita umana dei giovani studenti. Tuttavia sono previste eccezioni concordate con la Direzione per situazioni particolari.

IN RICORDO DI MONSIGNOR BROLLO



La notte scorsa è morto mons. Pietro Brollo. E' entrato definitivamente nella dimensione dello Spirito. Di Lui ho un bel ricordo. L’ho conosciuto non da giovane seminarista, ma da parroco di Galleriano, quando Lui, vescovo ausiliare, in piena armonia con l’arcivescovo Battisti, mi propose il trasferimento al Tomadini come direttore.

Più volte da ottobre 1989 fino all’ingresso ufficiale il 19 luglio 1990 sono stato nel suo appartamento a “discutere” del futuro del Tomadini. Furono discussioni vivaci anche se costruttive. In Lui ho apprezzato l’uomo concreto. Nessun volo pindarico.

Poi andò a Belluno. Andai a trovarlo. Mi accolse con l’affetto di un napoletano a braccia aperte. Sembrava un’altra persona. Gli manifestai il disagio di non riuscire ad essere direttore a tutto campo, soprattutto per la formazione in termini pastorali degli studenti. Lui, concreto come sempre, mi disse grosso modo così: “Stai tranquillo. Girando per la diocesi a cresimare incontro ragazzi ospiti al Tomadini. Li vedo contenti. Tu controlla l’economia. Crea le condizioni per una vita disciplinata e serena. Ed è già pastorale giovanile”.

Nel 1990 mi disse di provare cinque anni al Tom, provvisoriamente. Sono ancora qua. Tornato a Udine da Belluno gli dissi: “Se vuoi, lascio il Tomadini e torno a fare il parroco”. Mi rispose: “Io ti farei parroco. Ma non so chi mettere al tuo posto. Stai sereno.” (All’epoca l’espressione non evocava sostituzioni in vista).

Era questo suo “minimalismo” (termine sublime ai miei orecchi) che mi fece apprezzare sempre la sua presenza di vescovo, che io chiamavo “gran capo”.

Anche nelle mie visite a Tolmezzo, a casa sua, ha sempre ascoltato le mie intemperanze con pacata disinvoltura. Chiedeva del Tomadini ed era contento quando io dicevo di essere contento.

Di là, ora, guarderà con sottile compiacimento il Tomadini e pregherà affinché possa continuare la sua missione educativa “minimalista”: economia sotto controllo, disciplina ragionevole, goliardia responsabile. Qualche maligno dirà che il Tom è un albergo… Io aggiungo “dal volto umano”. Sicuramente non un ambiente ipocrita.

 

Don Luciano.

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